Ragazzi di vita

Eterno studente perché la materia di studio sarebbe infinita e soprattutto perché so di non sapere niente.

Spento

Nelle notti spente

si torna ad ardere,

a fare attenzione,

a giurare di essere sé stessi.

Nella benzina potenziata

brillano umori di cristallo ,

roventi di gelidi coltri,

guadati dal passo cardiaco.

Ritrovo il mio gruppo di colpe

annaspo nel rimpianto

senza discernere nubi

o restanti residui di vita.

Così oso: nella deflagrazione

ritrovo frammenti d’identità,

ricompongo il dolore

e la vita senza rumore.

Meandri

Non guido più tra i meandri

della tua bontà,

non voglio più scorciatoie

né i salassi banditi.

Seguirò ovunque il percorso meno battuto,

ora che non riguarda più noi

ma soltanto il dispiacere della strada

mai abbattuta o calpestata,

navigata dalle vive anime stanche.

Medito contro il mondo,

ricerco altre forme di me,

sconto il torpore di questi orizzonti

vagheggiati e corteggiati

dal richiamo interiore.

Ponte

La responsabilità di questo gesto

è nel singolo silenzio mentre

osserviamo dallo stesso ponte

orizzonti differenti.

Dove la collettività tace

l’individuo riposa in pace,

reo delle proprie barriere

silenziosamente rese stabili e indistruttibili.

L’ultimo sospiro sorprenderà

la cerchia delle lamentele e degli insoddisfatti

ma gli ammattiti, i danzatori della notte, i camminatori delle tenebre

doneranno un sguardo al cielo terso.

Un silenzioso ringraziamento vagherà

in qualche eccezionale cuore solitario

e ascolterà il richiamo della vita

come la più dolce melodia dell’anima.

Stagione

Viaggio tra i sogni della gente

navigo nelle loro speranze

ammiro le stagioni fiduciose

vado e vengo nelle promesse

mai ricordate e poi scordate.

Afferro

cuori colmi di desideri

che non ritornano mai:

lasciarli andare

è l’unica fiamma poiché

già sanno dove andare.

Imitazione

Il destino ci ha imbrogliato per bene

con la storia della leggerezza,

il dovuto abbandono

all’incontrollabile percorso

e l’invalicabile sentiero.

La desolazione che accompagna

queste nuvole bianche

scioglie ogni angoscia,

ribalta l’asfalto

affonda il reiterato rammarico.

Non voglio ascoltare cammini pervi:

rigetto ogni abbondanza,

mi rimprovero l’opulenza,

scompaio nell’arsura

dell’attimo mai replicabile.

Flussi

Sono stato nella notte,

ho inseguito i rumori

di questo inferno privato

pregando la carne lacerata

di non sentire

gli strani passi di questo mondo.

Le onde di notte

hanno proclamato il loro schianto

in meandri ancora sconosciuti,

in relegati umori

abitati da anime fumanti.

I volti nivei e sterrati,

gli orizzonti pallidi,

le stelle fisse e scarnite

sono cadute e hanno strappato buche ,

hanno costruito nuove idee

su cime di colline ardenti.

È stato qui che vagabondavo,

errando continuamente,

dirimendo il mio passato

nella costante deflagrazione di fermenti,

nel ricordo di nascondigli serali

e un oceano di flussi scorrere nelle vene.

Realmente

Sento batterti nell’anima dei fiordi,

nelle commemorazioni anonime,

nei momenti di pace,

con me e il mondo.

Mi ritrovo qui senza senso

guardando castelli per aria,

senza smettere di volare,

e mi va bene così.

Vorrei ritrovarmi:

mi alzo presto,

amo,

sono grato

senza vedere le grate

di questa prigione

che da me

ho costruito.

Eppure qualsiasi cosa

suona di te,

scelgo ogni giorno

di superare confini con te,

soffio sui ricordi

cacciando via questa polvere passata,

mi riconosco

in questa quotidianità

sempre diversa,

dopotutto è futile

cercare risposte

senza sentire alcun battito

in sé stessi.

Patema

Lasciatemi qui

annegato tra lenzuola

stravaccato nel rimorso

addormentato dal perenne patema.

Lasciatemi qui

nella zona d’ombra del dolore

linciarmi nei rimpianti

assiderato dal gelo dell’anima.

Lasciatemi qui

sventolare i miei occhi stanchi

ostentare questi polsi rotti

indicare la strada che pur bisogna percorrere.

Lasciatemi qui

nel silenzio dove finiremo

assaporare la conoscenza eterna

e la fame di imperitura vita.

Visione

Tra le mie braccia di nuovo

fissi il vuoto:

non sei tu.

Possiamo apprezzarci quassù:

sopra ogni timore

ardono le nostre speranze.

Bruciamo

ma non siamo in pericolo:

ora è tornato il verde.

Sopraggiunta la pace,

seguiamo la luce

che nudi ci illumina.

Dino Lanzaretti: un pazzo furioso.

Un uomo che ha avuto il coraggio di perdere l’equilibrio.

Classe 1977, veneto di nascita (e nel sangue), Dino Lanzaretti ricorda a tutti noi l’importanza di seguire le proprie passioni.  

Da giovane, dopo il servizio militare, comincia a lavorare come designatore meccanico in un ufficio tecnico. Un bel lavoro, dotati di comfort che oggi molti ragazzi possono solo sognare: 8 ore in ufficio, una comoda sedia, remunerazione sicura ogni mese, l’indipendenza economica e il futuro che non fa più paura.
Ovviamente non mancavano i weekend a base di alcol e discoteca: cosa poteva desiderare di più un giovane?

Un bel giorno, proprio dirimpetto l’ufficio di Dino, iniziano dei lavori. Ruspe, camion, cemento: cosa sarà in cantiere? Il nuovo cimitero del suo piccolo paesino vicentino.

Così, dopo aver assistito a qualche funerale, nascono domande serie:”Una volta che sarò andato, scomparso, defunto, dovrò semplicemente passare dall’altra parte della strada ed essere uno dei tanti?”


Effettivamente non ha doti o talenti particolari, non ha un preciso progetto di vita, non sogna di diventare dottore o avvocato per cui questa paura gli fa perdere l’equilibrio.

Così scappa  in Messico zaino in spalla: qui inizia la ribellione verso quella vita dettata da giornate sempre uguali, orari invariati  e comincia a raccogliere i sogni, le fantasie dei viaggiatori incontrati lungo la strada, riconoscendo la ricchezza che un altro essere umano porta sempre con sé.

Seguono viaggi in India e Nepal, ma Dino è inarrestabile così decide di diventare alpinista e scala le cime più alte del sud America.

Il suo sconfinato amore per il mondo non si ferma qui perché sente sempre più il bisogno di alimentare quel fuoco interiore, è sempre alla ricerca di nuove avventure così nasce un amore forte e diverso, un amore unico che tuttora porta con sé ovunque egli sia: la bicicletta.  Ed è proprio in bicicletta che vince l’epiteto di “pazzo furioso”.

Inizia con ben 8000 km in Indocina, poi attraversa l’intero Tibet superando i posti di blocco di notte, entrando sempre in contatto con la popolazione locale.

Nel 2010 decide di accompagnare Simone, un ragazzo ipovedente, in India con un tandem. Quindi attraversano i Balcani e giungono in Turchia, per poi proseguire in Georgia, Armenia, Iran, Turkmenistan e Uzbekistan. L’accoglienza della gente del posto è sempre unica, gli italiani sono sempre ben accetti. Purtroppo tra il crollo dell’unica strada per l’India e la pressione degli sponsor, dopo “soli” 9000 km Dino e Simone sono costretti a fermarsi. 

 L’anno seguente è la volta del Sudamerica: dal Cile al Venezuela ci passano appena 8000 km, oramai cifre standard per Dino che macina asfalto alla ricerca di endorfine.  

Negli anni a venire attraversa anche il centro America fino al Canada, taglia l’Africa per 9000 km con la fidanzata per poi decidere di tornare a casa e avere una vita normale.

Gli amici oramai hanno fatto carriera: sono professionisti, manager, dirigenti mentre Dino continua a essere un “semplice” cuoco. Ma nella sua casa nuova in centro tiene tappeto etnico e un Buddha sul comodino per ricordare a sé stesso chi era stato, la sua vera passione, ciò che realmente lo aveva emozionato e lo aveva fatto sentire vivo come mai lo era stato in precedenza.

Così dopo svariati anni passati a massacrarsi di lavoro nei rifugi di montagna, decide di tentare la sua più grande impresa: attraversare la Siberia in bicicletta sulla strada più fredda del mondo.

Si licenzia, studia il percorso, e si parte alla volta dei -60 gradi centigradi che solo la Siberia può donare. Tante le difficoltà incontrate sul percorso: dal fiato ghiacciato al dormire in tenda quasi impossibile a causa del materiale costantemente inumidito, l’assenza per molti kilometri di centri abitati, per finire con la sua emblematica barba ghiacciata. Per fortuna riesce nella sua impresa, è ben accolto nei piccoli villaggi che trova lungo il percorso. Poi pedala fino a casa: Mongolia, Asia centrale, Caucaso, Turchia, Bari e poi su a casa.

17000 kilometri.

Dino Lanzaretti non è un vlogger, né scrittore o fotografo professionista. Dino Lanzaretti è un pazzo furioso dotato di amore sconfinato per la vita.

È una persona che ha fatto della propria passione un lavoro.

Spesso le passioni non sono molto chiare a noi in primis, non vogliamo accettarle e preferiamo restare rinchiusi nella nostra zona di comfort, alimentata dalle certezze che crediamo di avere e dalla nostra quotidianità sempre identica che non piace più di tanto.

Spesso possiamo perderci in velleità, rimanere lì a pensare ai nostri sogni irrealizzabili e rinunciare in partenza. Invece Dino insegna a tutti noi che è possibile realizzare ciò che più scalda i nostri cuori e tocca le corde più profonde della nostra anima. Il momento giusto non è quando sarai adulto, quando avrai stabilità economica, quando sarai “grande”, ma è qui ed ora.

Dino dimostra che è possibile realizzare i propri sogni, credendoci fino in fondo e mantenendoci con un lavoro umile. 

Attualmente lavora come guida e porta gente in giro per il mondo. È stato più volte speaker presso conferenze TedX ed è apparso in TV su TV2000. 

Dino Lanzaretti insegna che il contatto umano, conoscere il diverso, cambia la vita.

Dino Lanzaretti insegna che perdere l’equilibrio può permettere nella vita di cominciare a costruire il proprio percorso, la propria identità, mettendo un piede dietro l’altro per arrivare a vedere chiaramente cosa amiamo.

Dino Lanzaretti insegna che non è mai tardi per smettere di sognare.  

Grazie Dino.

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